giovedì 29 ottobre 2009

dubbi e dilemmi dal mondo adottivo

Allora tutto nasce da una storia che ho scritto, non sto a spiegare il viaggio che ha fatto il racconto ma.... dopo averlo fatto leggere a due amici (entrambi genitori adottivi) ne escono fuori queste riflessioni

AMICA X

è difficile dirlo in 2 righe;
il succo è: tu parli dell'abbandono anche come atto d'amore; in effetti svariate fiabe propongono questa tesi.
molti psicologi invece suggeriscono di evitarlo, per tanti motivi (anche quelli che hanno seguito la nostra istruttoria).
perchè "ti amo e per questo ti abbandono" è una frase che non è spiegabile dalla "testa" di un figlio grandicello che invece pensa se mi ami mi tieni, a qualunque costo.
perchè il figlio quando sarà un po' cresciuto potrebbe attaccarsi a quest'atto d'amore per andare a cercare le sue radici, e non è la spinta migliore, e soprattutto nasconde grandi incertezze: il rischio di ritrovarsi una porta sbattuta in faccia. Perchè in realtà non lo sai davvero... nessuno lo sa mai davvero... magari è non consapevolezza che si può abortire o paura di farlo, scelta di quest'altra strada solo per ignoranza/cultura/paura, o anche religione se vuoi... ma poi quando dopo 25 anni magari alla madre che ha abbandonato bussa alla porta il figlio abbandonato... chi garantisce che esce "amore"? e dopo 25 anni passati a sentirsi dire "è stato un atto d'amore" potrebbe essere difficile, potrebbe portare crisi, potrebbe farla vivere come una bugia detta dalla mamma adottiva, e se ne ha detta una quante altre?
siamo andati ad ascoltare proprio il 10 ottobre scorso uno psicologo (che è anche consulente non ricordo se del CIAI o del CIFA) che a riguardo è categorico: se si ama non si abbandona, quale che sia la cultura del paese... si chiede aiuto alla famiglia... si manda a "balia" o a crescsere il figlio presso altri e nel frattempo si lavora per mantenere sé stesse e il figlio, ci si reca in strutture per donne... alle brutte ci si prostituisce per avere soldi.... ma l'abbandono arriva solo quando comunque di fondo c'è un'incapacità genitoriale. E a suo avviso questo non va scordato, e il bambino deve avere questa spiegazione che è rassicurante anche se fa rabbia lo stesso: deve sapere che la sua prima mamma indipendentemente dalle cause non era davvero capace di far la mamma. .... .... .... .... .... .... .....
non ti sto dicendo come la penso io eh?
non ho avuto tempo di elaborare un pensiero a riguardo, perchè devo invece fare i conti con una storia completamente diversa...
e tu puoi tranquillamente non essere d'accordo! perchè ognuno deve anche poter raccontare la verità in cui crede.
e resta questo: fin quando il piccolo non si "agiterà" questa spiegazione dell'atto d'amore potrebbe davvero essere nutriente, pacificante.... e questo secondo me.
per questo dico che è una storia coraggiosa...
apre un sacco di domande spinose, specie all'abbandono motivato con la difficoltà ad andare avanti: ad esempio "ma invece di prendere me, non potevi dare soldi a lei?"... e se spieghi che non la conoscevi, che tu hai fatto tutto tramite un ente, la domanda si sposta "ma questi sgnori non potevano dare i soldi alla mia mamma? se ti chiedevano di dare dei soldi a lei invece di prendere me, tu non glieli davi???"... ai gruppi post-adozione la sento spesso questa domanda, la rivelano genitori adottivi di bambini anche abbastanza piccoli, sotto i 10 anni....
ecco perchè è coraggiosa....

A questo punto giro queste riflessioni (che ritengo di buon senso ) all'altro amico che ha letto la storia e lui mi risponde:

AMICO Y

grazie per le considerazioni che mi hai mandato. Provo a condividere anche le mie riflessioni, scusandomi magari dei toni a volte perentori che userò ma vorrei premettere che la mia è solo la passione che ci metto in queste cose e non la voglia di imporre una mia verità che non ho. In indirizzo ho messo anche la tua amica così da continuare se volete questo discorso almeno a tre.
Mi chiedi di far leggere la favola ad una psicologa e forse dimentichi che lavoro faccio e quali sono i miei più diretti colleghi: proprio assistenti sociali e psicologi.
E come sempre in questo settore si aprono le strade alle più svariate ipotesi.
Il primo punto che mi sentirei di condividere con te e con gli altri che ci stanno aiutando a capirci qualcosa è questo: una favola, un racconto, un'immagine o tutto quello che vogliamo, cerca di rispettare il linguaggio non tanto di chi lo parla ma di chi lo ascolta. Ecco che non mi verrebbe mai in mente di raccontare questa favola ad una persona finchè ha 25 anni. Nel senso che credo ci siano stadi e linguaggi che vanno rispettati e, come corro il rischio di raccontare a mio figlio dell'esistenza di Babbo Natale, della Befana o di Santa Lucia, sapendo che prima o poi potrebbe rimanere molto deluso dal fatto che in fondo gli ho raccontato una bugia e che loro non esistono, così immagino si possano usare immagini e linguaggi che possano essere compresi. E la tua favola ne è piena: la metafora del seme che viene trapiantato in una nuova terra, ad es., per me è non solo un'immagine bellissima che calza a pennello ma addirittura un qualcosa che un bimbo, crescendo, vede fare dalla scuola materna quando in un batuffolo di cotone si mettono i fagioli e dopo un pò di tempo vengono trapiantati nella terra e crescono. L'immagine del tempo di preparazione del terreno, della concimatura... ed altre ancora.
Per finire questa prima riflessione che propongo, si tratta sempre di avere chiaro a chi è rivolto il racconto e quanto il racconto poi, sia in termini di linguaggi che di argomenti si adatti man mano all'età di una persona che cresce. Ripeto, non la userei mai e poi mai per raccontare l'adozione ad un adolescente. Per un bimbo più piccolo, adottato o no, potrebbe essere utile per comprendere cosa sia l'adozione e magari capire di più del suo amichetto adottato.
Il tema dell'abbandono come amore. Molti psicologi suggeriscono di evitarlo è vero ma altre teorie psicologiche dicono che qualunque scelta facciamo, anche quella di andare a "far visita ad un trans o di ospitare delle escort a casa nostra o nei luoghi più o meno pubblici" (sono evidentemente provocatorio) è da intendersi come la migliore che in quel momento abbiamo immaginato potesse essere. Se non fosse stato così avremmo fatto altro. Un pò come dire che fra le varie ipotesi legate al tema dell'abbandono e dell'adozione credo che, qualunque sia stato il percorso della mamma o, perchè no?, non se ne parla mai, del papà naturale, prima dell'abbandono, è/sono arrivati al punto da ritenere la loro scelta come la migliore possibile per sè e per il bimbo. Sai quanti bimbi muoiono nella foresta boliviana, mi raccontava il mio amico Massimo di Cochabamba, padre adottivo anche lui, per il fatto che le mamme non hanno un luogo dove poter abbandonare diversamente i figli dando loro almeno una speranza di futuro?
Personalmente credo che continuerò a parlare a mio figlio anche di questo come di un gesto d'amore, perchè, non mi sento in grado di ergermi a giudice di nessuno, non me la sento di definire in modo diverso il gesto della persona che lo ha affidato a quel centro sociale o ha fatto sì che in quell'antro di quel locale pubblico qualcuno si accorgesse che c'era un bimbo che aveva bisogno di una famiglia, oppure... le storie le conosci tu meglio di me. E certo, crescendo cercherò di parlargli di questo amore con i linguaggi che via via capirà, sperando di arrivare a fargli comprendere bene cosa voglio comunicargli prima dei suoi 25 anni. Certo, è un amore difficile da comprendere, molto diverso da quello ovattato con cui spesso decoriamo questa parola e questo sentimento. Un amore fatto anche di scelte difficili, dure, a volte incomprensibile, ma sempre amore è. QUESTO AMORE, di Prevert, quante volte l'abbiamo sentita quella poesia e quante volte l'abbiamo sentita vera per noi. Eppure se togliamo dall'ovatta alcune frasi le troveremmo persino dure nel descrivere un amore: "Questo amore Bello come il giorno E cattivo come il tempo Quando il tempo è cattivo (penso Messina e i disastri che vivono quelle persone), "Questo amore, Testardo come un asino, Vivo come il desiderio, Crudele come la memoria (penso ai campi di concentramento, a Beslan, all'11 settembre, alla guerra in Vietnam) Sciocco come i rimpianti Tenero come il ricordo Freddo come il marmo (penso ad una lapide sopra una tomba)... Eppure è una delle più belle poesie sull'amore mai scritte. Lasciami anche uno spunto di tipo religioso pur da laico. Credo che l'amore di un Gesù Cristo, quello vero non quello raccontato nelle diverse chiese o religioni, sia tanto vero quanto la sofferenza vissuta su quella croce o forse ancor più quella notte nel Getsemani quando per un attimo non ci ha capito più niente e se l'è fatta letteralmente sotto pensando che l'Amore a cui un Dio lo chiamava sarebbe passato attraverso la sua morte.
Mi spiace, ma sarei disposto ad un confronto anche aspro con chi, del CIFA o del CIAI, psicologo o no, è così sicuro di come vanno le cose. Chi l'ha detto che chi ama non abbandona? Mi piacerebbe che questi signori si mettessero in situazione e provassero ad immaginare anche per un solo momento di doversi prostituire per un qualunque motivo, anche il più nobile. Aggiungo solo che mi sembra poco rispettoso delle persone quando si dice che se si ama non si abbandona, qualunque sia la cultura del paese. E poi penso a Madre Teresa di Calcutta che, con tutte quelle che ha incontrato in giro per il mondo non ho mai visto o sentito che si scagliasse e dicesse quello che dicono i signori del CIAI o del CIFA siano essi psicologi o esperti in adozione.
Vedi? Non sono sicuro che rassicurante sia solo dare spiegazioni a senso unico. Racconterò che la scelta della donna che l'ha generato (nota bene non la chiamo mamma), molto probabilmente senza l'aiuto dell'uomo che c'ha messo di suo per questa nascita, ha motivazioni che mi sono ignote. Forse è vero, non era capace di fare la mamma, o forse non ne aveva le condizioni, o forse...
Certo è che aveva anche molte altre scelte diverse da quella di portarlo nella serra ma che, guarda caso, ha fatto proprio quella.
E poi... e poi esiste una Vita, un destino o un Dio se qualcuno ci crede che ha fatto in modo che le cose andassero così.
Termino questa strafalcionata prendendo in considerazione le ultime cose che la tua amica ti propone. Io non ho paura che mi faccia le domande spinose che lei pone. Anzi sono quasi sicuro che me le porrà e che ne inventerà anche di più "crudeli" indipendentemente dalla storia o dalle storie che gli avrò raccontato per trasmettergli il mistero dell'adozione. Credo anche che non esistano risposte standard da dare. Credo esista il coraggio che è di ciascuno di noi di provare a vivere al meglio ogni situazione cercando di mettersi in sintonia con l'altro, sia esso tuo figlio, moglie marito o... e di usare i linguaggi che meglio conosciamo o pensiamo consoni.
Per dirla alla De Andrè, nella copertina di "Limba" quando i Tazenda avevano con sè ancora quella grande voce di Andrea Parodi, "Per scambiare le proprie opinioni o per commerciare patate è utile che ognino di noi conosca la lingua dell'acquirente. Per esprimere la propria creatività è indispensabile che ognuno di noi si serva della propria lingua.

Scusami della lunghezza e della confusività di queste righe ma le ho buttate giù di getto e, come spesso mi accade, non ho voglia di rileggerle e correggerle, che sono vere per così come le ho scritte.
Parlando di coraggio e di storia coraggiosa, io me lo sento quel coraggio che esprime la favola e di cui parla la tua amica, sento anche il coraggio di difenderla, se servisse

Un abbraccio e, cavoli se mi va di continuare a confrontarmi a questi livelli...
ciao

Ecco i dubbi ora aumentano.....o meglio si conferma un'ipotesi essere genitori gia' e' una cosa "complessa", meravigliosa ma cosi' piena di imprevisti che, decidere di essere genitori adottivi non puo' essere decisa se non nasce dal cuore.

Forse cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno voglio pensare che......un giorno i nostri bambini, dopo il travaglio dell'adolescenza, nell'eta' adulta potranno vedersi sopratutto come persone molto amate, e spero proprio che la mia bimba mi perdonera' gli errori che posso aver commesso nei suoi confronti capendo che erano dettati dall'amore.

Altra domanda....e' pericoloso chiamare mamma la madre bio??? io spesso dico "la tua mamma vietnamita e io la tua mamma annalisa che ti fa crescere , ti ama ti consola... ecc...ecc..", non temo che mi si sotragga nulla usando questa parola, ma per la pupa andra' bene???

2 commenti:

  1. Siamo alle solite, come se i papà non c'entrassero in questa storia di genitorialità.
    Quasi Quasi apro un blog dal titolo "uff...uff...che fatica essere papà"

    ciao e un abbraccio
    celeste

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  2. ma mi domando cosa cavolo aspetti a farlo :-)))

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